Ma uber crea lavoro o lo distrugge?

Tutti vediamo attività lavorative messe in crisi dalla rete e dalla possibilità di disintermediare. Se non compriamo nel negozio sotto casa, perché online c’è uno che costa meno, il negozio chiude. Ma è sempre così? ecco un’interessante analisi dell’economista Luigi Zingales sul Sole 24 Ore.

Vivendo in un quartiere periferico di Chicago, faticavo a trovare taxi e li pagavo cari. Adesso in 5 minuti al massimo un Uber è sotto casa, con un’auto più pulita, dei guidatori più gentili, e una tariffa il 40% più bassa. Ciononostante continuavo a vederlo come un gioco a somma zero: io risparmiavo a spese dei taxisti, non esattamente il tipo di redistribuzione che viene considerata socialmente desiderabile.

Ma poi scopre tante cose, per esempio che:

Un terzo dei guidatori di Uber sono donne: una guidatrice si sente più protetta perché fa salire solo clienti che sono preventivamente identificati (devono registrare una carta di credito).

Ma allora rete e tecnologie aumentano o diminuiscono i posti di lavoro? Non finirà qui la discussione ma questo articolo dà molti spunti incoraggianti. Ne consiglio la lettura.

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