Quello che è successo ad un docente del conservatorio di milano, che avrebbe su facebook auspicato il ritorno ad antichi metodi di eugenetica e di soppressione dei disabili, oggetto di comprensibili contestazioni e di ampie polemiche, sembra un problema di comprensione del nuovo mezzo.

Chi di noi non ha detto una cattiveria? Chi di noi non ha mai augurato la morte di un antipatico? Oppure fatto battute sui difetti di gente originaria di questo o quel paese, o commenti troppo spinti sull’aspetto di uomini o donne?

Pazienza se sei un politico, un attore: hai scelto una vita pubblica, non dovresti farti trovare con le dita nel naso o a dire parole incaute. Può far parte anche del gioco: “parlate male di me, purché si parli”; “parlate della mia vita privata, non di come governo”.

Pazienza, anzi meglio, se i teppisti di oggi pubblicano le loro bravate su youtube: bulli e teppisti esistevano ai tempi in cui andavo a scuola io, e mio padre, e credo, mio nonno. Oggi però li scopriamo. O se non li scopriamo, sappiamo, anche se la vittima non parla.

Nei social network dichiariamo un’identità e troviamo i nostri contatti. Ma facebook ha senso solo se ti giochi con il tuo nome e cognome, e ti colleghi ai tanti conoscenti che riconosci per nome e cognome. Questa è una delle tante chiavi del successo, davvero spaventoso, di Facebook.

Ma è anche uno dei problemi maggiori: chi di noi parla con lo stesso tono davanti a mamma, papà, alunni, superiori, colleghi, clienti e compagni di partito, ex-commilitoni e amiche della moglie? Occorre intanto essere consapevoli di questo “essere in vetrina” permanente e adottare una strategia per non farsi impastare in questi e altri tipi di errori. Quale strategia? Ancora non lo so bene, ma intanto la dichiarazione finale del docente: «Ma ho imparato la lezione: d’ora in avanti userò Facebook solo per svago» non ci dice molto, anzi: per svago, potresti dire che l’Onorevole Trombetta è un ladro. Non è il tuo lavoro, è svago. E ricominci da capo.

Per difendere la propria privacy bisognerebbe avere chiaro alcuni punti:
1) FB non è internet. Internet è una rete, FB è un giardino recintato, privato;
2) Usare FB per trovare gli amici e per chiacchiere poco impegnative, poi trovarsi “fuori” nella rete vera, abbastanza libera, per parlare con l’amico trovato o ritrovato -l’email cosa ha che non va?
3) seguire i consigli che ho già dato su “cose da non fare su facebook”

La notizia del professore del Conservatorio è qui sul sito del Corriere